Fey – Bye Bipolar

Andiamo a recensire Bye Bipolar dei Fey, band di Vancouver, dalle sonorità molto grungettose.

Il loro sound è molto ruvido, ma ben prodotto. Effettivamente la produzione è ciò che per certi aspetti rende la musica un po’ meno aggressiva facendo ricordare quasi più atmosfere alternative, ma vi è anche quel culo, quello sporco che ricorda il sopracitato grunge (cosa che ormai accade davvero raramente).

The Day We Meet è appunto un richiamo molto forte, una canzone bella, urlata e pesantemente incazzata.

Si tratta di sette canzoni molto molto valide e come già detto prodotte a puntino nonostante si tratti di un lavoro totalmente indipendente. C’è davvero da apprezzare lo sforzo di questi ragazzi i quali sono riusciti a mettere insieme tanta incazzatura quanto necessaria.

Un album per sfogarsi, senza dubbio, un po’ per i nostalgici, un po’ per chi ha voglia di qualcosa di nuovo, la cosa bella è che quest varietà viene lasciata tutta intendere in un sound davvero inedito. Un lavoro che merita la lode e dovete a tutti i costi ascoltare.

Www.feysounds.bandcamp.com
https://www.facebook.com/feysounds

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Thorne – The Parade

Per la prima volta vi recensisco qualcosa dalla Svizzera e fidatevi ragazzi, ne vale veramente la pena.

La band interessata si chiama Thorne ed è composta da Nadja Vogt e Chris Weber.
The Parade è il singolo da poco disponibile del loro prossimo album intitolato And the Lion’s Roaring from My Chest quindi possiamo sfruttarlo per iniziare a farci un’idea di cosa sarà questo disco.

Se c’è una cosa che amo delle band underground/semi-underground è certamente la loro voglia di sperimentare, di provare e di creare qualcosa di nuovo, è proprio ciò che le distingue dalla massa che si ascolta accendendo la televisione o di cui si legge su qualsiasi sito internet. Ed è proprio il genere il punto di forza di questi due ragazzi perché The Parade è un mix di davvero tutto. La componente folk è fortissima e la fa da padrona, ma il tutto in un’essenza pop/rock da panico.

Mi sono piaciuti? Decisamente e voglio sicuramente ascoltare l’album in uscita. Vorrei farvi una recensione più dettagliata, ma siccome si tratta solo di un singolo e non di un album intero lascio direttamente a voi i pareri.

https://soundcloud.com/lautstark/thorne-parade
http://www.thorne-music.com/

Adry – Place

Oggi si va a recensire un singolo invece di un album come d’uso.
Si tratta di Place opera dei britannici Adry già precedentemente noti con l’album Blue Lights.
Place è una canzone relativamente semplice e molto intuitiva, con un testo molto chiaro e bello.
Lo strumentale è decisamente ben strutturato, molto atmosferico e anche ben prodotto. La voce è forse leggermente grezza dal lato produttivo, ma sono gusti personali, si tratta comunque di un’ottima linea vocale.

Bellissima anche la copertina del singolo, davvero un piccolo capolavoro.
Ma Place è solo un anticipo di quello che sarà “NOTES.” ovvero il prossimo album della band. Restate quindi sintonizzati sui siti ufficiali che vi lascio sul fondo.

In generale un apprezzabilissimo di rock e pop, consiglio l’ascolto assolutamente!

Notare anche la presenza di un italiano a bordo ovvero il batterista Riccardo Preda.

Sito Ufficiale: http://www.adry.co.uk
Singolo: https://soundcloud.com/aadry/adry-place
YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=v0KG6XNEHhQ

Place

Catalina Shortwave

Come descrivere i Catalina Shortwave in poche parole? Ragazzi non è facile, perché parliamo di una band che gode di un’enorme varietà di genere, ma se proprio dovessi avere una pistola puntata alla testa e scegliere un termine questo sarebbe di sicuro: LoFi. Sì perché i Catalina Shortwave sono FIERAMENTE una band LoFi con questa produzione veramente particolare che va a sposarsi alla perfezione con ciò che loro suonano.
Si tratta infatti di un mix di “sfumature del rock” tutto ciò che è rock qua dentro lo trovate, con una forte impronta retro.
Il cantante è dotato di una voce bella profonda e potente, la chitarra suona di un indie mostruoso e ragazzi, è una cosa positivissima che mi fa molto piacere dato che raramente si possono godere perle di tale calibro in musica major, anzi non esistono e basta.
Penso a Set My Horses Free dove la chitarra raggiunge limiti piacevolmente distrutti con il suo assolo.
Ma ci sono anche brani come Don’t Never Take Your Love Away che sono tracce belle semplici e godibili senza alcun orecchio allenato e desideroso di chissà quale particolarità sonora.
Per finire direi che Hazel Dear è il loro pezzo che ho amato maggiormente, con alcuni suoni belli elettronici e campionamenti carini, una canzone davvero bella.

Potrei passare ore a recensirveli, ma non basterebbero, ascoltateli, che questi pazzi meritano tantissimo: https://soundcloud.com/catalina-shortwave
https://www.facebook.com/pages/Catalina-Shortwave/667144919966061
http://www.catalinashortwave.com

Randy Ichinose – Iblīs / So We Drowned

Iblīs / So We Drowned è il nuovo… “doppio-singolo” di Randy Ichinose. Dico doppio singolo perché un vero lato B in questo rilascio non esiste ed entrambe le canzoni andrebbero quindi considerati come lati A per importanza.

Con questo rilascio Randy fa evolvere di molto il suo sound e soprattutto sperimenta moltissimo e se per All Pilots at the Ready potevamo velocemente catalogarlo come shoegaze per questo (per comodità lo chiamerò disco) disco non ho veramente idea di che termine usare.

Iblīs è la prima traccia e il titolo deriva dal nome islamico del diavolo, il testo stesso cita in gran parte la descrizione che fa il Corano di Satana.
Un ritmo molto particolare e la presenza della darabouka (percussione araba antica) colpisce in modo positivissimo. Vi è anche una drum machine (e non è l’unico “ritorno” all’elettronica che sentiremo nelle due tracce, ma lo scopriremo dopo) e soprattutto la tastiera.
Ma ciò che sicuramente stupisce è l’uso della chitarra solista con passaggi “alla Randy” e aggiunte totalmente blues del tutto inusuali da parte del ragazzo, ma veramente bellissime.
Ottimo il finale, atmosferico, bellissimo: un capolavoro.

So We Drowned era stata ideata da Randy ancora ai tempi dei B&I e dopo averla pesantemente rivoluzionata la ritroviamo qua. Malinconica, un testo psicopatico, una voce bellissima e ottime scelte chitarristiche.
La canzone è molto ritmica e l’uso della doppia cassa in questo genere è qualcosa di stupendo, ma soprattutto colpisce lo scream a fine canzone che devasta l’ascoltatore.
Cosa intendevo prima per i richiami elettronici? A metà canzone ci ritroviamo un sintetizzatore in pieno stile dance che ci spiazza quanto esalta. Randy ha segnato un goal anche questa volta.

Bandcamp: https://randyichinose.bandcamp.com/album/ibl-s-so-we-drowned
Soundcloud: http://soundcloud.com/randyichinose
Tumblr: http://them0neygoround.tumblr.com/

Sprightly Moans – Demo III

Oggi ci troviamo a recensire gli Sprightly Moans, band americana decisamente estrosa e con un sound unico.
Demo III si apre con Blushes All Around e qua devo fare una premessa. La voce del cantante è molto particolare e sicuramente o l’amerete o la odierete. La traccia ha molto da offrire, gli spunti interessanti ci sono anche, ma purtroppo sembra non decollare a differenza di I Wanna Be Afraid che è un vero e proprio capolavoro, stiamo veramente parlando di una traccia di rara preziosità con una voce particolarissima su una base chitarristica molto emotiva, un testo che fa breccia in qualsiasi cuore.
L’album si chiude con Love Is Nothing Without Eternity… Tutto ciò che non ci si aspetterebbe. Una canzone che parte in modo inusuale e… Continua in modo inusuale! Rara bellezza, non c’è che dire, questo album l’ho anche preferito a Demo II peccato solo per Blushes All Around che, per quanto sia comunque una canzone interessante, non riesce a convincermi al 100%.

Link: http://www.sprightlymoans.com

Ian Marquis – Faces from the Static

Ciao a tutti! Tornati dalle vacanze natalizie vi proponiamo un nuovo artista, questa volta dal Maine, Ian Marquis. Si tratta di un ragazzo che fa praticamente tutto da sè e si distingue dalla massa perché lo fa davvero bene! L’album in questione, come potete leggere nel titolo, si chiama Faces from the Static ed è caratterizzato da una produzione molto particolare, una voce niente male, ma sopratutto da testi a dir poco fantastici. Iniziando ad ascoltare il disco ci troviamo subito di fronte alla canzone Hide And Seek che è forse uno dei pezzi più belli dell’album. Ritmata, ben prodotta e una voce effettata e niente male: un degno singolo.
Peccato invece per Help Me Make It To The Night che pare leggermente sottotono (ho detto sottotono, non è una canzone brutta!).
Slow Down si riprende immediatamente e anche Call Me Crazy è un pezzo che si fa valere. Di Venus Aphasia che dire? Un capolavoro, una canzone struggente che sa stupire quanto basta: una voce micidiale e un ritmo come si deve, si tratta di rock puro, come se ne sente raramente.
Si tratta di un disco davvero interessante in ogni suo aspetto, potrei andare avanti per ore a parlarvi di quanto sia bello questo album quindi vi consiglio ancora Underground, I Know Better (We Are Broken) e Lock Your Lips che sono le mie preferite. Per il resto vi lascio al link dell’album dove potrete acquistarlo e ascoltarlo:
http://ianmarquismusic.com/album/faces-from-the-static
Una nota di fondo, veramente complimenti a Ian, sto adorando questo disco.