Randy Ichinose – Iblīs / So We Drowned

Iblīs / So We Drowned è il nuovo… “doppio-singolo” di Randy Ichinose. Dico doppio singolo perché un vero lato B in questo rilascio non esiste ed entrambe le canzoni andrebbero quindi considerati come lati A per importanza.

Con questo rilascio Randy fa evolvere di molto il suo sound e soprattutto sperimenta moltissimo e se per All Pilots at the Ready potevamo velocemente catalogarlo come shoegaze per questo (per comodità lo chiamerò disco) disco non ho veramente idea di che termine usare.

Iblīs è la prima traccia e il titolo deriva dal nome islamico del diavolo, il testo stesso cita in gran parte la descrizione che fa il Corano di Satana.
Un ritmo molto particolare e la presenza della darabouka (percussione araba antica) colpisce in modo positivissimo. Vi è anche una drum machine (e non è l’unico “ritorno” all’elettronica che sentiremo nelle due tracce, ma lo scopriremo dopo) e soprattutto la tastiera.
Ma ciò che sicuramente stupisce è l’uso della chitarra solista con passaggi “alla Randy” e aggiunte totalmente blues del tutto inusuali da parte del ragazzo, ma veramente bellissime.
Ottimo il finale, atmosferico, bellissimo: un capolavoro.

So We Drowned era stata ideata da Randy ancora ai tempi dei B&I e dopo averla pesantemente rivoluzionata la ritroviamo qua. Malinconica, un testo psicopatico, una voce bellissima e ottime scelte chitarristiche.
La canzone è molto ritmica e l’uso della doppia cassa in questo genere è qualcosa di stupendo, ma soprattutto colpisce lo scream a fine canzone che devasta l’ascoltatore.
Cosa intendevo prima per i richiami elettronici? A metà canzone ci ritroviamo un sintetizzatore in pieno stile dance che ci spiazza quanto esalta. Randy ha segnato un goal anche questa volta.

Bandcamp: https://randyichinose.bandcamp.com/album/ibl-s-so-we-drowned
Soundcloud: http://soundcloud.com/randyichinose
Tumblr: http://them0neygoround.tumblr.com/

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The Ruthless World Of Randy Ichinose – All Pilots At The Ready

Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare in anteprima l’e.p. di debutto del Ruthless World Of Randy Ichinose e ora siamo pronti per recensirlo.
Qualche premessa prima. Randy Ichinose è già attivo con i Barclay & Ichinose come cantante, batterista e occasionalmente chitarrista, ma per quanto riguarda questo progetto scordatevi totalmente il sound dei B&I. Si tratta infatti di un album con sonorità molto anni ’90 che strizza l’occhio in alcuni punti al metalcore (soprattutto la batteria).
In formazione troveremo Randy alla voce e alla chitarra e Matt Fancy alla batteria.
La prima canzone già l’avevamo sentita, si tratta di Avalon Is Dead, anche se questa versione ha le voci riregistrate, un ottimo inizio.
The Elephant Boy è una traccia riuscita benissimo con una voce molto graffiante e un testo nonsense coinvolgente.
Stars è forse la canzone più vicina alla shoegaze di tutto il disco. Le strofe ricordano molto i My Bloody Valentine, ma è anche forse il brano dove si nota maggiormene la vicinanza con temi metalcore.
Never Regret stacca la spina a tutto ciò che abbiamo sentito sino ad ora e si presenta come una traccia atmosferica in pieno stile Ichinose di sola voce e chitarra.
Per tutto l’album sentiremo una batteria riuscitissima che si combina alla perfezione con lo stile chitarristico di Randy. Le voci hanno spesso sovraincisioni e buone dosi di riverbero, mentre la chitarra, fatta eccezione per l’ultima traccia, è sempre fortemente distorta con il classico sound del Big Muff portato al limite con assoli però sempre in pulito e molto melodici.
In conclusione un e.p. che merita di essere ascoltato, Randy non si sbilancia e non mette tanti temi in gioco, ma riesce comunque a presentare un ottimo sound e sempre personale.

Potete attendere l’album sul suo Soundcloud: https://soundcloud.com/randyichinose
E acquistare una maglietta su Labelstate: http://labelstate.com/products/all-pilots-at-the-ready

Punk Goes Pop 2

Come definirlo? La più grande paraculata di sempre? (Ma figuratevi ne sono usciti moltissimi altri gli anni dopo uno peggio dell’altro!).
Un album di cover di pezzi pop da parte di band non certo punk, ma di quel tamarrocore molto modaiolo.
Di materiale bello ce ne è eccome. Stupenda la cover dei Silverstein di Apologize (One Republic) o gli A Static Lullaby con Toxic di Britney Spears.
Pessime molte altre (fra cui gli Escape The Fate che coverizzano Santana!).
Dategli un ascoltata ne vale la pena.
Sia per godersi buona musica che per farsi una bella risata.

Luca.

Escape The Fate – This War is Ours

Come potevano mancare? Subito dopo i Falling In Reverse ecco una bella recensione sugli ETF di Mabbit.
Gli Escape The Fate avevano da poco perso Radke e hanno pensato bene di prendersi un cantante nuovo, Craig Mabbit, ex leader dei Blessthefall band con un pubblico molto simile a quello degli ETF nonostante il genere leggermente differente (sicuramente più vicino al metalcore).
L’album si apre con We Won’t Back Down che ci fa subito notare come il nuovo sound sia distaccato dal vecchio, sia par quanto riguarda gli ETF che Mabbit.
La traccia riesce a caricare molto bene, un inizio davvero promettente che verrà subito stroncato da due canzoni, a parere mio, riempitive ovvero On to the Next One e Ashley.
Arriviamo così a Something, una canzone molto commerciale, di sicuro non quella che ci si aspetterebbe dagli ETF, veramente bellissima non c’è che dire.
The Flood è probabilmente il punto più alto raggiunto dall’album.
Let It Go e You Are So Beautiful si mantengono su un buon livello e arriviamo così a This War Is  Ours (The Guillotine Part II).
Facciamo un bel respiro… La canzone inizia con un (al 99%) campionamento di Halo (e solo per questo mi è scaduta) per poi continuare con una PESSIMA imitazione di quel mostro sacro che è The Guillotine. Eppure non è che ci assomigli molto tutt’altro! Solo i versi sono palesemente imitati da The Guillotine e allora perchè chiamarla The Guillotine Part II!? (motivo per il quale mi ha subito fatto schifo).
A questo punto ci sono altre 3 canzoni, palesemente riempitive e l’album è concluso.
Buone idee, troppa presunzione, risultato sufficiente.

Luca.

Falling In Reverse – The Drug In Me Is You

Dato che non ho trovato recensioni in italiano su questo album vi propongo la mia.
The Drug in Me is You esce nel 2011 ed è il primo album dei Falling In Reverse, nuova band di Ronnie Radke dopo l’uscita dal carcere.
Il periodo è abbastanza critico, basta sapere che il fedele Nason Schoeffler esce dalla band poco prima dell’uscita dell’album.
Le canzoni sono quasi tutte scritte da Radke ed è inutile fare notare il forte legame di questo disco con gli anni trascorsi in carcere, ma soprattutto l’abbandono da parte degli Escape The Fate (da notare il “This War Is Mine” durante Raised By Wolves chiaramente un riferimento a “This War Is Ours” degli ETF).
Il problema è che Radke pare completamente privo di ispirazione. L’album è un cattivo mix di mezze idee, sguardi al passato e tentata cattiveria.
Il sound cerca di essere il più simile possibile ai vecchi ETF pur non riuscendoci e senza nemmeno cercare l’aggressività che un tempo contraddistingueva la band (da notare la partecipazione di Omar Espinosa, anche lui ex componente degli ETF).
Proprio Espinosa aiuterà Radke nella composizione di Don’t Mess with Ouija Boards che per un istante ricorda la tanto amata The Guillotine.
L’album è stato ben spolpato dal gruppo con ben 4 singoli estratti su un totale di 11 canzoni.
Come concludere? Radke sicuramente può fare ancora molto, ma deve rompere con il passato e guardare in faccia al futuro e alla sua nuova band.

Luca.