Nodoka’s Nabe – Let me Scream E.P.

Quando si parla di alternative, solitamente, sono sempre molto servero, ma questa volta non posso che apprezzare il lavoro fatto da questa band giapponese.
Sotto contratto con la BlueHandVein hanno da poco rilasciato il loro primo E.P. Let me Scream.Il loro sound fonde diversi generi e potremmo quasi definirlo come il rapcore più rock di sempre. Si perché se è vero che il cantante/chitarrista ritmico Takashi ha uno stile vicinissimo al Rap il chitarrista solista “Jay” ha le sue radici nel rock anni ’70.
Il gruppo ha optato per una produzione di qualità non eccelsa scelta più o meno condivisibile.
Una nota di merito al gruppo per i suoi testi, completamente in giapponese, lasciandosi quindi alle spalle la moda dei gruppi del sol levante di unire la propria lingua a quella inglese.
Matteo

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Unified Giants – Change the Weather

Oggi si parla di musica hip pop, direttamente dall’America Unified Giants.
Prodotto da KEI-SHON-SON Change the Weather è un e.p. di cinque canzoni. Non sono un amante della musica rap, ma voglio consigliarvi questo artista perché merita davvero tanto.
Interessante come vi sia anche spazio per un po’ di sperimentazione, che mai guasta.
La produzione è a livelli molto alti, perfetta per il genere e i testi anche un po’ insoliti (almeno rispetto a ciò che ho sempre ascoltato): amore e felicità. Non ci credete? Date un’ascoltata!

Tracklist:
1. Change the Weather
2. Battle Temptation
3. Beautiful Life
4. Everythings Cool
5. Show Love

E.P. in streaming su Soundcloud.com: http://soundcloud.com/unifiedgiants/sets/change-the-weather
Sito ufficiale di Unified Giants: http://www.unifiedgiants.com/

Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate di questo artista!

Fabrizio.

Pink Floyd – The Darkside of the Moon

Un classico della musica di tutti i tempi.
Inizio subito dicendo che, secondo me, The Darkside of the Moon NON è un concept album questo sopratutto perchè ogni traccia vive di vita propria e ha una fortissima identità (nonostante ci sia una reprise, classico dei concept).
Altro aspetto interessante è come l’album inizia con un battito di cuore, lo stesso che chiude il lavoro e la traccia iniziale (Speak to Me) contiene al suo interno vari suoni che saranno presenti nelle canzoni successive.
L’album dura poco meno di 43 minuti saggiamente suddivisi nelle varie tracce.
Grandissimo pregio di questo album è la sua facilità d’ascolto anche per un pubblico semplice (e siamo nel 1973 quindi pieno periodo progressive). Pensare a canzoni come Time, Us And Them o Money che addirittura è un 7/4.
Nel complesso un album da sentire e impossibile da recensire.

Una pietra miliare, un must.

Luca.

Intervista a Joe Barclay del duo Barclay & Ichinose

Per l’ultima puntata della presentazione dell’e.p. “Barclay & Ichinose I” abbiamo oggi con noi Joe Simon Barclay (voce, chitarra e tastiere).
Un grandissimo piacere Joe! Vuoi raccontarci come hai conosciuto Randy e come è nato il duo?

Joe: Ho conosciuto Randy circa tre/quattro anni fa e abbiamo deciso di provare a suonare insieme lo scorso giugno. In realtà fu Randy a contattarmi, l’idea di formare una band venne da lui… All’inizio abbiamo pensato di cimentarsi con alcune cover di band come i Pink Floyd, gli Who, i Beatles etc… Da subito ci pareva ovvio che non avremmo avuto bisogno di altri membri e quindi ho dovuto imparare a cantare (cosa completamente nuova per me…). Ad un certo punto pensammo di provare a comporre qualcosa e ne uscì fuori Five Out Of Four (il pezzo di apertura del nostro ep) e da lì abbiamo iniziato a considerare la possibilità di prendere più seriamente la cosa…

Proprio riguardo Five Out Of Four, siamo tutti curiosi di sapere come è nata.

Joe: Allora, Randy aveva una sequenza di accordi ascendente che gli era venuta in mente alla chitarra, questa sequenza era in 5/4 e io pensai di modificarla da ascendente a discendente mantenendo il tempo e suonandola al piano (questa è la parte che si sente all’inizio), poi lui propose un’altra parte in 3/4 e io suonai una sequenza di accordi sulla sua melodia; dopo aver ripetuto queste due parti, aggiunsi altri due piccoli frammenti che avevo composto precedentemente e poi si trattò solo di riordinare il tutto e creare un pezzo ascoltabile… Di certo il fatto che sia formata in gran parte da pezzi in tempi dispari contribuisce a renderla interessante… Quindi, ricapitolando, l’idea iniziale è stata di Randy e poi ci abbiamo lavorato insieme…

Il mod e il rocker, siete un po’ come il sole e la luna, come può un duo così diverso esistere?

Joe: Beh, nonostante le radici musicali diverse, ci troviamo d’accordo su molte cose; pare che lui apprezzi molto il modo che ho di comporre e di suonare e la cosa è ovviamente reciproca. Oltretutto andiamo d’accordo anche e soprattutto come persone, non solo musicalmente, e questo aiuta molto… Ovviamente avere influenze musicali diverse non fa altro che ampliare la varietà della nostra musica, come credo sia abbastanza evidente ascoltando il nostro ep…

Parlando del vostro e.p… La produzione è sicuramente qualcosa di molto inaspettato, cosa puoi dirci al riguardo?

Joe: Non amo le produzioni troppo “pulite” e di sicuro il fatto che entrambi ascoltiamo musica anni ’60\’70 ha contribuito ad alcune scelte di produzione… Anche se, ad essere sincero, avendo registrato l’ep in un ambiente casalingo anzichè in uno studio professionale è ovvio che il suono sia lontano dall’essere moderno, soprattutto per la batteria… Ma credo che Randy abbia fatto un ottimo lavoro di produzione tenendo conto dei mezzi…

Riguardo le vostre differenze musicali Randy ha citato i Beach Boys come tua più grande ispirazione da qualche tempo a questa parte…

Joe: Ho sempre considerato i Bech Boys come un gruppetto pop di bassa qualità, poi fui incuriosito dal fatto che in una classifica dei migliori album rock di sempre al secondo posto c’era Pet Sounds (un loro album del ’66); Così lo acquistai ed ebbi la conferma di come alcune canzoni brevi possano essere estremamente interessanti (parlo di conferma perchè ascoltavo già i Beatles); questo mi convinse a comporre canzoni brevi (prima componevo lunghi pezzi strumentali) e l’esempio più ovvio di questo metodo di scrittura è A Nail In My Head, la semplicità fatta canzone… Poi ovviamente apprezzo tutti gli album dei Beach Boys, ma soprattutto Pet Sounds, Smile, Today! e Sunflower mi hanno aperto un nuovo mondo…

Cosa ci dici del tuo passato musicale? Come è nata la magia?

Joe: Beh allora, io ho iniziato a suonare al chitarra circa 5 anni fa e decisi da subito di non prendere lezioni… Con il passare del tempo imparai a suonare alcune parti di chitarra (prima ritmica e poi solista) di David Gilmour, Ritchie Blackmore, Jimmy Page e altri… Questi chitarristi (soprattutto Jimmy Page) hanno influenzato parecchio il mio stile che però non si basa troppo sui tecnicismi, semplicemente perchè non ho molte tecniche da mostrare. Infatti nell’ep gli unici assoli che faccio sono: due molto semplici e basilari in A Nail In My Head e uno in slide in The Giant Other Side, tutti assoli non troppo tecnici… La chitarra che uso di solito è una LTD EC-50, ma a volte ritorno alla mia primissima chitarra elettrica: la Squier Bullet Strat…
Riguardo la tasitera invece… Iniziai a suonarla circa un anno dopo la chitarra e l’intenzione iniziale era di usarla per comporre o da accompagnamento, cosa che faccio ancora; ma ascoltando personaggi come Rick Wakeman, Keith Emerson, Jon Lord e compagnia bella, tentai di imparare qualche tecnica solista basilare che di sicuro mi ha aiutato a sentirmi sicuro di quello che suono in ambito live… Ovviamente anche con la tastiera sono autodidatta e credo che si senta dal modo in cui suono…

Qualche parola riguardo al futuro?

Joe: Beh, è ancora un po’ presto per parlarne; l’ep deve ancora uscire… Ma posso dire che, ancor prima di registrare l’ep, c’era l’idea di comporre un concept album (un album con una storia che accomuna tutte le canzoni) e quindi probabilmente lavoreremo in quel senso… Ma chi lo sa? Potremmo cambiare idea da un giorno all’altro… Di sicuro abbiamo intenzione di impegnarci seriamente per il futuro di questa band, visto che sembra che il nostro primo lavoro sia piaciuto…

E con questo abbiamo concluso il ciclo Barclay & Ichinose.
Sicuramente avremo di nuovo a che fare con questo promettentissimo gruppo, voi mi raccomando, continuate a seguirli!

Lucilla

Punk Goes Pop 2

Come definirlo? La più grande paraculata di sempre? (Ma figuratevi ne sono usciti moltissimi altri gli anni dopo uno peggio dell’altro!).
Un album di cover di pezzi pop da parte di band non certo punk, ma di quel tamarrocore molto modaiolo.
Di materiale bello ce ne è eccome. Stupenda la cover dei Silverstein di Apologize (One Republic) o gli A Static Lullaby con Toxic di Britney Spears.
Pessime molte altre (fra cui gli Escape The Fate che coverizzano Santana!).
Dategli un ascoltata ne vale la pena.
Sia per godersi buona musica che per farsi una bella risata.

Luca.

[FOCUS] Barclay & Ichinose – Barclay & Ichinose I E.P.

Abbiamo avuto i permessi per recensire in anteprima il primissimo e.p. del duo Barclay & Ichinose dal semplicissimo titolo “Barclay & Ichinose I”.
Intanto la formazione:
Joe Simon Barclay: Voce solista (traccia 2, 4, 5), chitarra ritmica e solista (traccia 1, 2, 4), chitarra solista (traccia 3), tastiere (traccia 1, 2, 5), basso elettrico (traccia 1, 4, 5).
Randy Ichinose: Batteria e percussioni (traccia 1, 2, 3, 4, 5), voce solista (traccia 3), voce secondaria (traccia 2, 4, 5), chitarra ritmica (traccia 3), basso elettrico (traccia 2 e 3), produzione.
Tutti e cinque i brani sono musicalmente accreditati al duo, mentre i testi sono di Barclay nelle tracce 2, 4 e 5 e di Ichinose nella traccia 3.
La band ha affermato di avere optato per una produzione ispiratissima agli anni ’60.
Ecco la tracklist:

1- Five Out Of Four
2- A Nail In My Head
3- (The Clown) And The Giant Other Side
4- Life Is Passing By
5- Don’t Let Them

L’album si apre con la strumentale Five Out Of Four, una totale esplosione sonora, una strumentale dove sono batteria e tastiere a dominare.
Un’introduzione del genere ci fa subito capire come la band abbia davvero molto da dire e fa sperare benissimo per le tracce a venire.
Due note particolari:
1- i cambi di tempo sono frequenti, ma molto piacevoli.
2- è l’unica canzone dell’e.p. dove Randy afferma di suonare il charleston (anche se in tutta onestà noi non lo abbiamo proprio notato).
Vorrei appuntare il drumming che sentiremo per tutta la durata dell’e.p.: una furia esplosiva. Ichinose ci da davvero dentro con un kit tutto suo (niente ride, niente charleston e spazzole al posto delle bacchette) a tratti ricorda Keith Moon degli Who.
A Nail In My Head è forse la canzone più sottotono compositivamente parlando, ma ha comunque un suo fascino (il testo è davvero simpatico che potrebbe essere un’ottima critica alla gioventù moderna).
Un rock-blues con le palle in dodici battute con due assoli roventi… E una voce da psicopatico!
Arriviamo ora a The Giant Other Side.
Appena la canzone è iniziata il mio pensiero è stato “probabilmente Five Out Of Four è stato il pezzo dove il duo si è impegnato maggiormente a livello compositivo”, abbiamo infatti davanti una canzone che fa l’occhiolino ai primi Who. Tutto sembra andare bene… Sino a quando, dopo pochissimo tempo, non arriva un cambio di ritmo a devastare la situazione: The Giant non è ciò che sembra. La voce di Ichinose è qualcosa di veramente folle con addirittura piccolissime parentesi growl e scream che vengono riprese da generi decisamente più estremi (mai mi sarei aspettato una cosa dal genere da questo gruppo), il testo è una satira al cristianesimo fatta, a parere mio molto bene, ma il meglio arriva nella seconda parte

: psichedelia misto a pazzia, con un assolo finale ad opera di Barclay molto emozionante. Ero davvero convinto che questo fosse l’apice dell’e.p. e invece…
E invece arriva Life Is Passing By dove abbiamo modo di sentire un Barclay decisamente più melodico vocalmente parlando. Una voce davvero molto leggera e piacevole che quasi si confonde con la bellissima melodia e poi l’intermezzo.
Questo è decisamente il punto più alto dell’e.p. senza alcun dubbio. Non è facile da descrivere, dovete ascoltarlo.
L’e.p. si chiude con Don’t Let Them, un pezzo di pianoforte con un testo tanto forte che la band avrebbe tranquillamente potuto chiamare la canzone “The Big Brother”.
Anche qua ovviamente il duo doveva metterci il suo sound particolare con un intermezzo assolutamente tipico delle composizioni progressive anni ’70.
Cosa dire? Un e.p. che merita davvero tanto, per carità non è tutto rose e fiori, ma il livello è davvero altissimo. Da non dimenticare che è il primissimo lavoro del duo (da notare come Ichinose abbia 19 anni e Barclay 20).
Su una scala da 1 a 10? 8.5 sicuramente.

Fabrizio.

Intervista a Randy Ichinose del duo Barclay & Ichinose

Barclay & Ichinose sono un duo italiano. Il genere musicale? Sinceramente non so dirvelo e sinceramente pur avendo ascoltato in anteprima il loro E.P. “Barclay & Ichinose I” non so ancora rispondere.
Questo è l’inizio di un ciclo dove recensiremo l’album e intervisteremo la band. Oggi abbiamo qui con noi Randy Ichinose (batterista, seconda voce e produttore).
Luca: Ciao Randy parlaci un po’ di come è nata la band.

Randy: Dunque era maggio/giugno 2012 e avevo voglia di formare una band per passare un po’ il tempo libero.
Ho contattato Joe, conosciuto a scuola alcuni anni prima, con il quale non avevo mai suonato, ma ero decisamente affascinato dalla sua mostruosa conoscenza musicale.
Dopo aver iniziato a suonare ci siamo resi conto di due cose: avevamo molto da dire, la band sarebbe stata una cosa seria e di sicuro avremmo solo suonato noi due.

Luca: Proprio a questo proposito, come mai suonate solo in due? Questo non è un problema?

Randy: Vedi devi sapere che io e lui siamo musicisti molto differenti eppure abbiamo un affiatamento incredibile. Tutto ciò che hai avuto modo di sentire nell’e.p. è frutto della collaborazione di entrambi. Finiamo sempre con il contaminare l’uno i pezzi dell’altro e non puoi immaginare quanto questo ci piaccia, spesso le idee migliori nascono proprio dalla collaborazione. Citerei sicuramente The Giant, canzone scritta da me, ma con l’assolo finale improvvisato da Joe.

Luca: Molto interessante, per curiosità, potresti dare qualche linea guida per differenziare i vostri gusti musicali?

Randy: Assolutamente. Dunque io ascolto molta musica anni ’60 “mod”, band come The Who, The Kinks, The Small Faces, The Skatalites, James Brown,… A questo però aggiungo una grandissima passione per la, tengo a specificare, vera, musica emo (Texas Is The Reason, Fugazi, Pg.99, Circle Takes The Square,…). Molto recentemente poi ho iniziato ad ascoltare Post-Rock.
Joe l’ho conosciuto come amante del progressive (Genesis, Van Der Graaf Generator, ELP, King Crimson,…) con una forte passione per la musica rock anni ’70 (Led Zeppelin, Deep Purple, Rainbow,…). Recentemente ha iniziato ad ascoltare i Beach Boys i quali hanno cambiato completamente il suo modo di comporre.

Luca: Come avete scelto le parti vocali dell’e.p.?

Randy: Diciamo che ognuno ha cantato ciò che ha scritto anche perché vocalmente siamo MOLTO differenti quindi viene naturale scrivere i propri pezzi basandosi sulla propria voce.
Poi per dire molte parti vocali sono nate al momento della registrazione (i cori in A Nail In My Head o la parte centrale di Life Is Passing By per citare qualcosa). In ogni caso Joe è la voce solista del gruppo… Anche perché cantare, mentre si suona la batteria non è che sia semplicisissimo [Ride]

Luca: Soprattutto dato il tuo modo di suonare la batteria! A chi ti ispiri?

Randy: Voglio essere sincero, non mi ispiro a nessuno. Cerco sempre di improvvisare e di armonizzare la batteria con la canzone… Anche perché, essendo solo in due, abbiamo bisogno di riempire molto il suono.
Ovviamente moltissime delle mie scelte sono riprese dal grandissimo Keith Moon.

Luca: Suoni praticamente senza charleston e ride, senza risonanti e con le spazzole,…

Randy: Questo crea un suono particolare non trovi? (Ride)

Luca: Eccome! Apprezzo moltissimo il drumming dell’e.p. mi hai davvero colpito. A proposito, tu hai anche un side-project di musica elettronica, come riesci a far convivere i tuoi due progetti?

Randy: Non lo chiamerei side-project a dire la verità. Avevo iniziato a fare musica elettronica diverso tempo fa… credo sia di grande aiuto per “estendere” la propria visione di musica.
Come hai visto, prima, non ho citato alcun produttore di musica elettronica fra le mie influenze, semplicemente perché non ne ascolto (fatta giusto eccezzione per qualche pezzo di Skrillex e Aphex Twin).
Avevo smesso di produrre proprio quando è nata la band e ho ricominciato quando ho avuto un gravissimo problema alla spalla che rischiava di impedirmi di suonare la batteria.
Io non lo vivo come un side-project perché sono due mondi completamente diversi di fare musica.
A breve uscirà un e.p. che sarà un po’ il riassunto di ciò che ho fatto in quel brutto periodo. Tornerò a fare nuova musica? Sicuramente. Una traccia ogni tanto viene fuori (senza considerare che c’è di mezzo qualche colonna sonora di cui adesso però non posso parlare), in ogni caso ho composto talmente tanta musica in quel periodo che c’è ancora molto materiale non pubblicato che uscirà nei mesi a venire.
Quanto questo ha giovato alla band? Direi moltissimo, non a caso sono il produttore dell’e.p. Tutto ciò che ho imparato facendo musica elettronica ho modo di applicarlo nella produzione della band (che cerca comunque di essere il più vintage possibile).

Luca: Molto interessante. Per quanto ancora pensi vedremo B&I?

Randy: Sino a quando uno dei due non morirà [Ride]. Stiamo parlando di un progetto molto importante per entrambi ed è qualcosa di cui sicuramente non potrei farne a meno.

Luca: Grazie mille per l’intervista.
Il prossimo appuntamento sarà la recensione dell’e.p. con successiva intervista a Joe Barclay!

Luca.