Burzum – Aske

Non è facile parlare di un artista del calibro di Burzum. C’è chi lo definirebbe un malato di mente, assassino ed esaltato e chi invece lo ritiene semplicemente un genio.
Ci sono già due note molto importanti da fare sul disco:
– La copertina raffigura ciò che resta della chiesa Fantoft bruciata, si pensa, proprio dallo stesso Burzum.
– La prima stampa è stata fatta dalla Deathlike Silence etichetta discografica di Euronymous, lo stesso che verrà poi ucciso da Burzum.
Detto questo abbiamo 3 tracce per una durata complessiva di 20 minuti.
L’e.p. è puro black metal vecchio stile, non il suo lavoro migliore, ma sicuramente uno dei più crudi e intensi.
Da non dimenticare la presenza di Samoth degli Emperor al basso.
Ultima curiosità è che insieme alle prime 1000 copie del disco veniva regalto un accendino… Macabro eh? Ma questo era il black metal.

Ascoltatelo, la nostalgia potrebbe possedervi.

[Short Review]Marilyn Manson – Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death)

Uscito a fine 2000 è personalmente il mio album preferito dei Marilyn Manson.
Un concept album di 19 canzoni diviso in quattro parti scritto interamente nei testi dal reverendo e nelle musiche da Manson, Ramirez e 5.

C’è ancora industrial in questo disco, ma lo definirei un lavoro prevalentemente Metal in pieno stile mansoniano.
Da ricordare particolarmente The Fight Song, President Dead e Valentine’s Day.

Fabrizio.

Metallica – St.Anger

A volte mi chiedo se questo album sia piaciuto a qualcuno, altre se qualcuno lo abbia davvero ascoltato.
Sono tantissime le persone che giudicano per sentito dire e non per ascoltato davvero, St.Anger esce nel peggiore momento dei Metallica e il basso viene suonato dal produttore Bob Rock.
Dopo Load e Reload St.Anger è secondo me un album creato appositamente per i fan, i Metallica cercano di essere più cattivi che mai e ci riescono anche abbastanza bene, cosa manca? Un produttore adeguato e una buona ispirazione.
Sì perchè i Metallica di Punk ne sanno davvero poco e St.Anger è molto vicino a quel genere.
Primo difetto la durata delle canzoni, fossero state sui 3.30/4.30 massimo sicuramente l’album sarebbe piaciuto maggiormente. La presenza di assoli per i fan di vecchia data è qualcosa di necessario, per gli amanti del genere no, ma almeno quel rullante lo si poteva migliorare in suono.
Alcune canzoni sono ben riuscire (Frantic, St.Anger, The Unnamed Feeling,…) altre proprio no (Invisible Kid?), ma nel complesso un album incompreso sia dai fan che dalla band.

Fabrizio.

Escape The Fate – This War is Ours

Come potevano mancare? Subito dopo i Falling In Reverse ecco una bella recensione sugli ETF di Mabbit.
Gli Escape The Fate avevano da poco perso Radke e hanno pensato bene di prendersi un cantante nuovo, Craig Mabbit, ex leader dei Blessthefall band con un pubblico molto simile a quello degli ETF nonostante il genere leggermente differente (sicuramente più vicino al metalcore).
L’album si apre con We Won’t Back Down che ci fa subito notare come il nuovo sound sia distaccato dal vecchio, sia par quanto riguarda gli ETF che Mabbit.
La traccia riesce a caricare molto bene, un inizio davvero promettente che verrà subito stroncato da due canzoni, a parere mio, riempitive ovvero On to the Next One e Ashley.
Arriviamo così a Something, una canzone molto commerciale, di sicuro non quella che ci si aspetterebbe dagli ETF, veramente bellissima non c’è che dire.
The Flood è probabilmente il punto più alto raggiunto dall’album.
Let It Go e You Are So Beautiful si mantengono su un buon livello e arriviamo così a This War Is  Ours (The Guillotine Part II).
Facciamo un bel respiro… La canzone inizia con un (al 99%) campionamento di Halo (e solo per questo mi è scaduta) per poi continuare con una PESSIMA imitazione di quel mostro sacro che è The Guillotine. Eppure non è che ci assomigli molto tutt’altro! Solo i versi sono palesemente imitati da The Guillotine e allora perchè chiamarla The Guillotine Part II!? (motivo per il quale mi ha subito fatto schifo).
A questo punto ci sono altre 3 canzoni, palesemente riempitive e l’album è concluso.
Buone idee, troppa presunzione, risultato sufficiente.

Luca.

Falling In Reverse – The Drug In Me Is You

Dato che non ho trovato recensioni in italiano su questo album vi propongo la mia.
The Drug in Me is You esce nel 2011 ed è il primo album dei Falling In Reverse, nuova band di Ronnie Radke dopo l’uscita dal carcere.
Il periodo è abbastanza critico, basta sapere che il fedele Nason Schoeffler esce dalla band poco prima dell’uscita dell’album.
Le canzoni sono quasi tutte scritte da Radke ed è inutile fare notare il forte legame di questo disco con gli anni trascorsi in carcere, ma soprattutto l’abbandono da parte degli Escape The Fate (da notare il “This War Is Mine” durante Raised By Wolves chiaramente un riferimento a “This War Is Ours” degli ETF).
Il problema è che Radke pare completamente privo di ispirazione. L’album è un cattivo mix di mezze idee, sguardi al passato e tentata cattiveria.
Il sound cerca di essere il più simile possibile ai vecchi ETF pur non riuscendoci e senza nemmeno cercare l’aggressività che un tempo contraddistingueva la band (da notare la partecipazione di Omar Espinosa, anche lui ex componente degli ETF).
Proprio Espinosa aiuterà Radke nella composizione di Don’t Mess with Ouija Boards che per un istante ricorda la tanto amata The Guillotine.
L’album è stato ben spolpato dal gruppo con ben 4 singoli estratti su un totale di 11 canzoni.
Come concludere? Radke sicuramente può fare ancora molto, ma deve rompere con il passato e guardare in faccia al futuro e alla sua nuova band.

Luca.